Nov 182007
 

La Android Developer Challenge, competizione che premia i migliori progetti realizzati per la piattaforma mobile Android, a causa di “restrizioni locali” ha estromesso l’Italia e la regione canadese del Quebec (oltre a Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan e Myanmar per motivi legati alla legislazione statunitense).

Ma una strada è ancora percorribile per gli sviluppatori italiani, come spiega Guido Scorza, avvocato, dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie oltre che docente della facoltà di giurisprudenza dell’università di Bologna, in un post sul suo sito.

In poche parole, l’avvocato Scorza mostra che l’art. 6 del D.P.R. 26-10-2001 n. 430 permette a Google di poter accettare anche progetti provenienti dall’Italia alla competizione in quanto

“concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività”

Ora la palla passa agli avvocati di Google (o comunque ai responsabili della competizione) e agli sviluppatori italiani che possono (e devono) dimostrare il loro valore.

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